Ragazzo abusa di una bambina: colpevoli anche i genitori
Decisiva la grave violazione, addebitabile a madre e padre, dei doveri di educazione e, soprattutto, di vigilanza e di controllo del comportamento quotidiano del figlio
L’addebito, previsto dal Codice Civile, della responsabilità dei genitori per il danno cagionato dal fatto illecito del figlio minore non emancipato impone che i genitori, al fine di fornire una sufficiente prova liberatoria per superare la presunzione di colpa a loro carico, offrano non la prova legislativamente predeterminata di non aver potuto impedire il fatto (atteso che si tratta di prova negativa), ma quella positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata. Tutto ciò in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e all’indole del minore. Si tratta, quindi, di una duplice prova, consistente nell’aver educato convenientemente il minore e di aver vigilato la sua condotta in modo da impedire l’evento dannoso.
Questi i chiarimenti forniti dai giudici (ordinanza numero 2343 del 4 febbraio 2026 della Cassazione) alla luce di una delicata vicenda di abusi sessuali compiuti da un minorenne su una bambina.
Indiscutibile in via definitiva, viene sancito in terzo grado, la responsabilità civile del madre e del padre dell’autore degli abusi. Ciò alla luce della grave violazione, addebitabile ai due genitori, dei doveri di educazione e, soprattutto, di vigilanza e di controllo del comportamento quotidiano del figlio.
Nello specifico, viene evidenziata l’effettiva sottrazione dei due genitori ai propri doveri di quotidiana vigilanza e controllo dei comportamenti del figlio minore, segnatamente in tutte le occasioni in cui quest’ultimo si appartava con la bambina nella propria camera.
Ampliando l’orizzonte, i magistrati di Cassazione sottolineano che l’assolvimento, da parte dei genitori, dell’ordinario processo formativo scolastico della prole non offre la prova del ben più ampio obbligo educativo che su essi incombe, di natura assai più ampia in quanto concernente il grado di maturazione psicologica e di conoscenza del sistema valoriale che governa la vita della comunità sociale.
Nello specifico, poi, i genitori dell’autore degli abusi non potevano certamente trascurare gli opportuni controlli o la vigilanza sulla condotta del proprio figliuolo più grande, incline ad appartarsi costantemente e a chiudersi nella propria stanza insieme alla bambina. E proprio la loro superficialità è ritenuta tale da addebitare loro la grave violazione dei propri doveri di vigilanza sul comportamento quotidiano del proprio figlio minore.